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Una sella per bici da corsa si sceglie in base alla distanza tra le ossa ischiatiche, che ne fissa la larghezza, e alla rotazione del bacino in bici, che orienta forma e scarico centrale. Corta per una posizione bassa, più lunga e imbottita per le uscite di endurance, si regola poi al millimetro. Collarini e coprisella completano la pagina.
Sulla bici da corsa si resta seduti per ore, con il busto inclinato verso il manubrio. Il bacino ruota allora in avanti: l’appoggio lascia in parte le ossa ischiatiche, le due ossa su cui ci si siede, per spostarsi verso la parte anteriore della sella. Una sella da corsa deve quindi sostenere gli ischi senza comprimere la zona centrale, restare stretta davanti per lasciare girare liberamente le cosce, ed essere abbastanza rigida perché l’energia vada nei pedali piuttosto che nella schiuma. Un’imbottitura troppo morbida cede sotto il peso e crea più punti di pressione di quanti ne elimini.
Lo scarico centrale, o il canale ricavato nello scafo, toglie materiale proprio dove si sposta l’appoggio quando il bacino ruota. Più la posizione è bassa, più è utile; in una posizione eretta, una sella chiusa va spesso altrettanto bene.
I telaietti in acciaio sono robusti ed economici; in titanio o in lega alleggeriscono la sella e filtrano un po’ le vibrazioni; in carbonio, spesso a sezione ovale, fanno guadagnare ancora qualche decina di grammi ma richiedono un reggisella il cui carrello accetti questa sezione e un serraggio con chiave dinamometrica. Lo scafo, in nylon caricato con fibre o in carbonio, determina la flessibilità dell’insieme. Anche l’imbottitura si evolve: alle schiume e al gel si aggiungono strutture stampate in 3D, fatte di celle che si deformano sotto carico e la cui densità cambia da una zona all’altra.
Per l’altezza, il metodo LeMond offre un buon punto di partenza: moltiplichi la misura del cavallo per 0,883 per ottenere la distanza tra l’asse del movimento centrale e la sommità della sella, misurata lungo il tubo piantone. Affini poi a passi di pochi millimetri. L’arretramento si regola facendo scorrere la sella sul telaietto: posiziona il ginocchio rispetto al pedale e distribuisce il peso tra sella e manubrio. L’inclinazione si regola in orizzontale o con la punta appena verso il basso: una punta troppo alta comprime la zona centrale, una sella troppo inclinata fa scivolare in avanti e carica le mani. Dopo ogni modifica, lasci passare qualche uscita prima di correggere di nuovo.
La sella forma un insieme con il reggisella da corsa, il cui carrello deve accettare il telaietto della sella, e con il manubrio e l’attacco manubrio, che fissano la distanza tra sella e mani. Se equipaggia un’altra bici, confronti con le selle gravel, le selle MTB o tutte le selle per bici.
Selle Italia identifica ciascuna sella con una lettera e un numero: S o L a seconda che la distanza tra gli ischi sia inferiore o superiore a 120 mm, poi 1, 2 o 3 a seconda dello scarico, dalla sella chiusa alla grande apertura Superflow. La sua SLR Boost, più corta di 25 mm rispetto alla SLR, è presente qui in diverse versioni.
ISM ordina le sue selle senza punta per famiglie: PN, per Performance Narrow, la più stretta, pensata per la posizione allungata del triathlon e della cronometro, e PS, per Performance Short, più corta; nel codice, la prima cifra indica lo scafo e la seconda lo spessore dell’imbottitura.
Selle San Marco segnala lo scarico centrale con la dicitura Open-Fit e declina i suoi modelli nelle finiture Sport, Racing o Carbon FX, dal telaietto in acciaio a quello in carbonio; la Aspide Short ne è la versione accorciata, accanto alla Mantra.
Pro, il marchio di componenti di Shimano, dota la sua sella corta Stealth 3D di un’imbottitura stampata in 3D, un reticolo di celle la cui densità varia secondo le zone; le Turnix, Griffon e Falcon mantengono un profilo più classico, e la Sirin è disegnata per le donne.
Prologo indica le opzioni nel nome di ogni sella: PAS per il canale centrale, CPC per gli inserti aderenti che impediscono di scivolare, Tirox per il telaietto in lega e Nack per quello in carbonio; la Scratch M5 e la Dimension sono le più presenti qui.
Quando un produttore rinnova una gamma, le selle della precedente finiscono nell’outlet componenti bici da corsa; i modelli appena arrivati si trovano nelle novità. Una sella si giudica su più uscite: i saldi invernali lasciano il tempo di provare un’altra forma prima della ripresa.
Privilegi una sella la cui larghezza corrisponda ai suoi ischi e la cui forma segua la sua posizione, piuttosto che un’imbottitura spessa. I modelli da endurance aggiungono un po’ di schiuma e un profilo più piatto, che permette di cambiare posizione nel corso delle ore. La provi su più uscite sempre più lunghe prima di una gara.
Non necessariamente. Troppo stretta, lascia gli ischi nel vuoto e sposta l’appoggio sulla zona centrale; troppo larga, sfrega l’interno delle cosce a ogni pedalata. La larghezza giusta è quella che sostiene entrambi gli ischi, con un margine che dipende dalla rotazione del bacino.
È utile se pedala in posizione bassa o se avverte una pressione al centro della sella. Lo scarico o il canale toglie materiale proprio in quel punto. Se una sella chiusa le va già bene, nulla obbliga a cambiarla.
Sì, diversi marchi propongono modelli dedicati, spesso più corti, con uno scarico più aperto o una forma adattata. La regola resta la stessa degli uomini: si parte dalla distanza tra gli ischi e dalla posizione. Molte donne pedalano del resto su selle unisex della larghezza giusta.
Smorza le piccole vibrazioni e rende più piacevole una sella sottile nelle uscite brevi in posizione eretta. Nelle uscite sportive lunghe può muoversi e aggiungere sfregamenti: una sella ben scelta e un pantaloncino con un buon fondello fanno di più per il comfort.